scritto da katherin il lunedì, 02 ottobre 2006 ,17:08
Pioggia
Le nuvole si erano addensate all’improvviso in quel pomeriggio autunnale. Avevo seguito dalla finestra il loro cercarsi, rincorrersi, fondersi, lasciarsi e avevo pensato al loro gioco come ad una storia d’amore. Avevo scostato la tendina con le mani e con il fiato avevo appannato il vetro della finestra. Avevo scritto con l’indice tremante un “ti amo”, poi avevo pensato che era una cosa sciocca quella che stavo facendo, ma non avevo il coraggio di cancellare quelle parole……Ho pensato che se lo avessi fatto, sarebbe stato come cancellarle dal mio cuore. Poi quelle lettere presero a colare, a sciogliersi, a scivolare su quella superficie liscia che non opponeva ostacoli al loro precipitare…..Tentavo, disperatamente, di riappannare quel vetro ed alitavo su quelle parole, su quelle cinque lettere che riempivano ancora il mio cuore, la mia mente, la mia vita, alitavo fino a rimanere senza fiato…Ma tutte le volte che la scritta si ricomponeva, con il calore del mio fiato, era sempre più sfuocata, meno nitida….avevo paura di vederla scomparire per sempre….e continuavo a soffiare….soffiare….soffiare….Mi accorsi delle lacrime solo quando sentii il loro sapore acidulo all’angolo delle labbra….
Poi all’improvviso un tuono, la pioggia cominciò a scendere all’improvviso, un tintinnare rumoroso che mi dava noia, o forse era tutta la situazione che mi dava fastidio dentro, non lo so….Quel rumore incessante mi impediva di uscire da quel pensiero fisso, da tutta quella vicenda che mi aveva dapprima presa, poi catturata, imprigionata ed alla fine torturata….No, forse la tortura avrebbe fatto meno male o almeno sarebbe stato solo un dolore fisico. Ero certa di poter sopportare un dolore del genere, ma non ero sicura di poter sopportare questo tipo di dolore…era troppo forte…troppo grande….per me…eppure non riuscivo ad estirparlo dal cuore. Sarebbe stato come rinunciare ad una parte di esso, avrebbe battuto il suo ritmo più lentamente, più svogliatamente e credo sarebbe stato anche peggio.
Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sapere, era mio…solo mio….non potevo dirlo a nessuno, solo a questo foglio bianco che si va man mano riempiendo della mia sofferenza, dei miei pensieri.
Cancellai con la mano quelle parole e le mie lacrime, un umido fastidioso sul palmo e sul dorso di essa….Lasciai che la tendina tornasse disordinatamente al suo posto. Non mi preoccupai di risistemarla con tutte le pieghe al posto giusto, lasciai semplicemente che cadesse giù…avevo tante altre cose dentro di me da risistemare e non ero in grado di farlo…
Dovevo uscire…lasciare che la pioggia mi bagnasse…che cancellasse i miei ricordi…i miei pensieri…che penetrasse in me…dentro di me….Camminai sotto la pioggia cingendo il mio corpo con le braccia, ma inutilmente lo proteggevo come non ero stata capace di proteggere il mio cuore……
Dei passi dietro di me….e poi una voce: “Vuole approfittare del mio mantello?”
Cosa dovevo rispondere???






