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scritto da katherin il giovedì, 05 ottobre 2006,11:00

Lettera ad un’amica

 (A Franca che mi ha lasciata sola)


Non riesco a perdonarti perché mi hai lasciata sola,

Non riesco a perdonare il tuo modo di andare via all’improvviso.

Un’uscita di scena dal palcoscenico della vita come una grande attrice.

Ma non c’era nessuno ad applaudirti ….amica mia….

Nessun rumore di mani battenti, ma solo quello di lamiere contorte.

non riesco ad accettare questa cosa….eppure sono passati dei mesi.

Non ci posso credere che sei lì sotto quella terra…da sola…

Come non sei mai vissuta….

Eravamo grandi insieme….ed i ricordi mi sommergono…..

Le nostre risate irrefrenabili, quelle che ti fanno lacrimare gli occhi…

E che danno dolore alla pancia ed alle mascelle….

I nostri pianti davanti ad un film….la nostra promessa di non lasciarci mai….

Tu non l’hai mantenuta…..mi hai lasciata sola….

Non ti ricordi che dovevamo fare come Thelma e Louise???

Insieme fino alla fine….ed ora mi manchi…

Mi manchi quando dormivano nello stesso letto e chiacchieravamo

Finchè il vicino non ci batteva sul muro lamentandosi

Per le nostre risate soffocate….

Mi manchi perché non so a chi regalare il mio sorriso…

Mi manchi perché non c’è nessuno ad asciugare le mie lacrime

…..nessuno a consolarmi….a difendermi…..

a dirmi che insieme possiamo sfidare il mondo…

E l’abbiamo fatto…decine…centinaia di volte….

Mi manca la tua goffaggine quando ballavi….

Mi manca la tua paura del mare

Mi mancano le nostre domeniche….così normali….

Eppure così belle  e piene….

Mi sembra ancora di  vederti

mentre ti facevi le unghie o mentre stiravi….

Prendevamo tutto con un sorriso…

Sono stata bene con te ….troppo

Ed ora non riesco a legarmi a nessun altra persona

Perché nessuno è come te oppure ho paura

Di soffrire ancora o di far soffrire….

La casa nei fine settimana è vuota senza di te….

Ed io ti vedo ancora sul divano seduta vicino a me…..

E mi manchi……

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scritto da katherin il martedì, 03 ottobre 2006,09:10

RITRATTO DI DONNA

La donna è seduta in riva al mare, proprio lì dove la risacca sembra voler mangiare la sabbia...rosicchiarla piano piano...
Le ginocchia piegate, le braccia intorno ad esse, i capelli lunghi e neri, che una brezza leggera si diverte ad ingrovigliare, gli occhi fissi davanti a lei.
Sta osservando il mare...no...non è vero...ci sta parlando...
Gli sta affidando i suoi pensieri...le sue emozioni...le sue gioie...i suoi dolori...
Lui sa ascoltare senza interromperla...non giudica...non critica...
La donna si alza...la risacca sembra volerla accarezzare...le sfiora i piedi...vorrebbe risalire lungo le sue gambe, raggiungere il suo ventre...il suo corpo...il suo seno...il suo viso...ma una forza indomabile la fa retrocedere...
"E' me che vuoi?" chiede la donna...spogliandosi degli abiti...
Ed inizia a camminare verso il blu cobalto del mare...non ha paura..offre il suo corpo alla carezza dell'acqua che sa sfiorarla come le mani delicate di un amante esigente.
E la donna cammina ed avanza...un brivido quando  l'acqua raggiunge il suo  ventre...non ha paura...sorride, ma nessuno può vederlo, ora come sempre... quante volte qualcuno si è accorto se ha sorriso o pianto?E la donna avanza ancora...quando l'acqua raggiunge il seno le strappa un sospiro...come se si impossessasse dei suoi respiri...i capelli si adagiano sull'acqua..fluttuano come un manto nero...
La donna si accorge di andare avanti...non si ferma neanche quando l'acqua ormai l'ha sommersa...
E la donna cammina sul fondo del mare...muove le mani a cercare equilibrio come in una danza...sorride...e poi le sente sotto i piedi...liscie...fredde...perle...un mare di bianche e preziose perle...
Sta piangendo...non se n'era accorta...scivola la lacrima lungo il suo viso...una nuova perla persa il quel mare...
E la donna cammina sul fondo di esso....



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scritto da katherin il martedì, 03 ottobre 2006,09:08

UN'EMOZIONE

ed allora venga...e allora ben venga una emozione..
ben venga chi o cosa ce la regala...
e allora vengano le lacrime...
vengano i sorrisi nel cuore...la carica delle parole di una canzone...anche la più banale...
e allora venga un urlo che ti risveglia anche la parte più piccola del corpo...
e allora vengano quelle vittorie...quelle piccole vittorie contro una vita che domina sulle nostre scelte.
sul tempo che conduce i ritmi del nostro umore...
e allora ben venga come una pillola di energia un amore..ad illuminare quello che il solito uccide e deprime...
e allora venga il coraggio di mostrare quello che si prova...
la sicurezza di non trattenere quelle lacrime che possono dimostrare la debolezza a questo mondo così arcigno...così cattivo...
e allora venga la forza di mostrarsi deboli, di non temere un giudizio,
di canticchiare una canzone, di riguardare un'immagine...
...una corsa lontana da tutto e da tutti...
scappare un secondo per ritornare subito più forti che mai...
restare spenti nelle note di un concerto adrenalinico per tornare artefici di un concerto ritmico...
di note concatenate da un pungente andirivieni...di esplosioni da vivere insieme.
e allora venga tutto questo...venga uno sguardo rubato...
venga una mano...
venga che niente e nessuno potrà mai farci smettere di lottare,
ma soprattutto potrà mai farci perdere di vista quello che è importante..
venga tutto ciò che ci impedisce di racontarci bugie..
tutto ciò che ci prende e ci estrania...
tutto ciò che ci fa imbarazzare...guardandoci...
..sorridere della scena  e amarsi per quel modo unico di credere...
in quell'unico modo che conosciamo e che scopriamo giorno per giorno.
..ben venga la nostra voglia di emozionarci ancora...
sperando sempre che non sia l'ultima...




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scritto da katherin il lunedì, 02 ottobre 2006,17:25

Cosa dire di me?

Tutto sarebbe superfluo
e il superfluo esagerato
e l'esagerato solo una scusa per apparire.
Nulla dirò di me se non quello che scoprirete.
Nulla dirò di Elisabeth o forse nulla vale la pena dire
Se non quello che scoprirete o che vorrete scoprire.
Troppo faticoso a volte farlo e allora si resta solamente
delle persone ignote che si confondono in una folla muta.

Poche persone sapranno,
magari solo quelle che avranno la voglia e la pazienza
di leggere il divagare di una Donna poco più che quarantenne
in una città sconosciuta...

Che cosa si può dire di una Donna?
che alla fine ti innamori di quello che la rende unica...no....
forse ti innamori di quell'unicità che svela a te, solo a te...no...
forse alla fine ami profondamente quello che piano piano nel tempo scopri di lei...
lo accetti, lo odi, lo critichi, lo contrasti,
ami quello che il  mistero ti lascia svelare
ami quello che una gonna racchiude nel buio che crea,
che solo tu puoi rendere chiaro tirandola su nei momenti meno indicati..
aprire le porte di un mondo a lei tanto conosciuto,
un mondo che la caratterizza,
un mondo che si porta sempre dietro,
un mondo che lei ti svela,
un mondo che è lei che ti lascia aprire.
Ami così quell'intimità di poter alzare quella gonna,
ed  ami  l'idea che tu sia riuscito ad avere il suo consenso per farlo
ed ami ancora di più l'idea e il fatto che lei non aspetta altro che tu le alzi quella gonna.
E come per la gonna tante altre piccole cose,
tanti altri difetti non difetti,
tante altre manie.
Ami il suo cantare stonato,
ami i suoi capelli in disordine,
la sua faccia stanca perchè lei vuole mostrartela,
perchè lei si lascia guardare anche in quei momenti di intimità.
C'è  intimità nei momenti in cui si sfila le scarpe davanti a te senza vergognarsi,
e nei momenti in cui sbadiglia senza curarsi di mille attenzioni.
E tu ami quella Donna perchè lei ha deciso di farti vivere quei momenti,
perchè Lei ha deciso di farsi vedere com'è.
Ami tutte le sue intimità,
ami i momenti in cui sta male,
i momenti in cui la vedi con il ciclo
e la ami perchè lei non si vergogna di farsi vedere,
perchè tu non potrai mai capire come ci si sente in quel periodo
e lei te lo fa vivere
e la ami perchè indossa i tacchi alti e le autoreggenti per te
e la ami perchè se glielo chiedi non indossa l'intimo.
Ami le sue imbranetezze,
ami le sue paure,
lotti contro le sue idee sbagliate ed ami il fatto che ce le abbia e che siano sbagliate,
ami il suo imbarazzo,
ami il suo ballare da sola davanti ad uno specchio quando nessuno può vederla,
ami il suo modo di vestire,
ami le sue bugie,
ami quelle cose che a prima vista mancano,
che al primo sguardo scompaiono,
che di fronte al sesso erroneamente spariscono,
ma sono tutte queste cose che ti fanno amare quella Donna



 
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scritto da katherin il lunedì, 02 ottobre 2006,17:08

Pioggia

Le nuvole si erano addensate all’improvviso in quel pomeriggio autunnale. Avevo seguito dalla finestra il loro cercarsi, rincorrersi, fondersi, lasciarsi e avevo pensato al loro gioco come ad una storia d’amore. Avevo scostato la tendina con le mani e con il fiato avevo appannato il vetro della finestra. Avevo scritto con l’indice tremante un “ti amo”, poi avevo pensato che era una cosa sciocca quella che stavo facendo, ma non avevo il coraggio di cancellare quelle parole……Ho pensato che se lo avessi fatto, sarebbe stato come cancellarle dal mio cuore. Poi quelle lettere presero a colare, a sciogliersi, a scivolare su quella superficie liscia che non opponeva ostacoli al loro precipitare…..Tentavo, disperatamente, di riappannare quel vetro ed alitavo su quelle parole, su quelle cinque lettere che riempivano ancora il mio cuore, la mia mente, la mia vita, alitavo fino a rimanere senza fiato…Ma tutte le volte che la scritta si ricomponeva, con il calore del mio fiato, era sempre più sfuocata, meno nitida….avevo paura di vederla scomparire per sempre….e continuavo a soffiare….soffiare….soffiare….Mi accorsi delle lacrime solo quando sentii il loro sapore acidulo all’angolo delle labbra….
Poi all’improvviso un tuono, la pioggia cominciò a scendere all’improvviso, un tintinnare rumoroso che mi dava noia, o forse era tutta la situazione che mi dava fastidio dentro, non lo so….Quel rumore incessante mi impediva di uscire da quel pensiero fisso, da tutta quella vicenda che mi aveva dapprima presa, poi catturata, imprigionata ed alla fine torturata….No, forse la tortura avrebbe fatto meno male o almeno sarebbe stato solo un dolore fisico. Ero certa di poter sopportare un dolore del genere, ma non ero sicura di poter sopportare questo tipo di dolore…era troppo forte…troppo grande….per me…eppure non riuscivo ad estirparlo dal cuore. Sarebbe stato come rinunciare ad una parte di esso, avrebbe battuto il suo ritmo più lentamente, più svogliatamente e credo sarebbe stato anche peggio.
Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sapere, era mio…solo mio….non potevo dirlo a nessuno, solo a questo foglio bianco che si va man mano riempiendo della mia sofferenza, dei miei pensieri.
Cancellai con la mano quelle parole e le mie lacrime, un umido fastidioso sul palmo e sul dorso di essa….Lasciai che la tendina tornasse disordinatamente al suo posto. Non mi preoccupai di risistemarla con tutte le pieghe al posto giusto, lasciai semplicemente che cadesse giù…avevo tante altre cose dentro di me da risistemare e non ero in grado di farlo…
Dovevo uscire…lasciare che la pioggia mi bagnasse…che cancellasse i miei ricordi…i miei pensieri…che penetrasse in me…dentro di me….Camminai sotto la pioggia cingendo il mio corpo con le braccia, ma inutilmente lo proteggevo come non ero stata capace di proteggere il mio cuore……
Dei passi dietro di me….e poi una voce: “Vuole approfittare del mio mantello?”
Cosa dovevo rispondere???



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